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Miglio della Memoria, cresce il valore del Protocollo: la rete degli istituti culturali del Centro Antico consolida un modello condiviso di valorizzazione

Napoli, 23 luglio 2026 – Si rafforza il percorso del Miglio della Memoria, il protocollo promosso dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania che mette in relazione archivi, biblioteche e istituzioni culturali del Centro Antico di Napoli, con l’obiettivo di trasformare un patrimonio straordinario in un sistema sempre più riconoscibile, accessibile e condiviso. Nato per valorizzare il patrimonio documentario e librario custodito nell’area dei tre decumani, il progetto si è progressivamente affermato come un modello di collaborazione istituzionale capace di unire tutela, conoscenza e partecipazione pubblica.
Il Protocollo d’intesa coinvolge istituzioni pubbliche e private del centro storico e si fonda sull’idea di costruire un itinerario culturale in cui archivi e biblioteche non siano percepiti come luoghi separati, ma come presìdi attivi di memoria e cittadinanza. La stessa denominazione del progetto richiama la concentrazione, in uno spazio urbano relativamente ristretto, di un patrimonio di eccezionale densità, che comprende oltre due milioni di volumi e 120 chilometri lineari di documenti d’archivio.
«Ogni città custodisce una memoria. Napoli ne custodisce infinite», osserva il soprintendente Gabriele Capone, indicando nelle carte d’archivio, nelle biblioteche, nei registri, nei manoscritti, nelle pergamene e nei documenti della vita civile, religiosa, economica e sociale le tracce attraverso cui si compone l’identità profonda della città. È da questa consapevolezza che nasce il Miglio della Memoria: un progetto che, come sottolinea Capone, non si limita a mettere in rete istituti culturali, ma propone «un nuovo modo di leggere la città», nel quale il documento diventa chiave interpretativa del patrimonio monumentale e strumento per comprendere ciò che gli edifici, da soli, non possono raccontare.
In questa prospettiva, la tutela non si esaurisce nella conservazione materiale dei beni. «Conservare significa certamente proteggere, ma soprattutto rendere accessibile, condividere, creare conoscenza», afferma ancora Capone, ribadendo che il patrimonio documentario vive pienamente solo quando viene studiato, valorizzato e restituito alla collettività come bene comune. Il Miglio della Memoria assume così il profilo di una rete culturale che mette al centro le fonti, la responsabilità della ricerca e la costruzione di nuove relazioni tra istituzioni e comunità.
La capacità del Protocollo di generare occasioni di valorizzazione concreta è uno degli elementi che ne stanno accrescendo il peso culturale e istituzionale. Eventi, rassegne, mostre, contenuti editoriali e attività pubbliche confermano infatti che il Miglio della Memoria non è un semplice tracciato urbano, ma una piattaforma condivisa di cooperazione, attraverso la quale ogni istituto conserva la propria identità contribuendo a un progetto collettivo più ampio.
In questo quadro si colloca anche l’appuntamento del 24 luglio alle ore 17.00 presso la Fondazione Banco di Napoli, a Palazzo Ricca in via dei Tribunali 213, dove sarà presentato il nuovo numero di Documento>Monumento. C’arte in fotografia, dedicato agli Istituti del Miglio della Memoria. L’incontro rappresenta una nuova tappa del percorso di valorizzazione sviluppato dalla rete e un’ulteriore occasione per restituire visibilità pubblica al patrimonio culturale custodito negli archivi e nelle biblioteche del centro storico napoletano.

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